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Cavalier Dream

Cavalier King Charles Spaniel per passione

Riportiamo un articolo di Valeria Rossi sui consigli in caso di “attacco”…

I “cani” (e non “le razze”) mordaci esistono. Inutile fingere che non sia vero. Ma il cane non morde praticamente mai senza un valido motivo.
In rarissime occasioni un cane può realmente “impazzire” a causa di una patologia (per es. un tumore cerebrale): ma in novantanove casi di mordacità su cento il cane sapeva benissimo quello che faceva e perché… anche se, non avendo un senso morale, non era il grado di valutarne le conseguenze.
Vediamo “perché” un cane può arrivare a mordere l’uomo:

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1 – DIFESA  E/O  AUTODIFESA
Se il cane si sente minacciato, o pensa che sia stato minacciato il suo umano, può reagire mordendo. Lo stesso vale per la femmina che pensa che siano in pericolo i suoi cuccioli.
Anche la cosiddetta “aggressività da paura” (reazione inconsulta del cane a uno stimolo improvviso e traumatico, che può essere per esempio la caduta di un oggetto rumoroso o la pestata di coda involontaria da parte di un umano) è riconducibile all’autodifesa.

PREVENZIONE:
a – Socializzare bene il cucciolo, specie dai due ai quattro mesi, facendolo interagire quotidianamente con uomini, donne, bambini, anziani, persone in divisa, in camice e così via.
b – Mai costringere un cane sconosciuto in un angolo: magari la nostra intenzione è solo quella di accarezzarlo, ma lui non può saperlo.
c – Mai agitare improvvisamente oggetti (ombrelli, scope, bastoni) davanti al cane.
d – Mai arrivare alle spalle dell’amico che tiene il cane al guinzaglio e dargli una pacca sulle spalle, o abbracciarlo all’improvviso.
e – Non cercare di toccare cuccioli neonati se la madre è presente.
f – ogni volta che si ritiene necessario, inviare “segnali di pacificazione” (o “segnali di calma”), che ogni cane è in grado di capire perfettamente. Segnali facili da eseguire anche per l’uomo sono il leccamento a vuoto, il socchiudere gli occhi, il voltare la testa dall’altra parte, lo sbadiglio.

COME  EVITARE L’AGGRESSIONE:
Imparare ad approcciare i cani in modo corretto (v. box), senza assumere atteggiamenti di sfida/minaccia come abbassare di colpo la mano sulla sua testa dall’alto, fissarlo negli occhi, afferrargli la testa e così via.

IL MODO GIUSTO PER AVVICINARE UN CANE SCONOSCIUTOa – non entrare di colpo e senza preavviso nella cosiddetta “zona di sicurezza” del cane, che si può identificare in un diametro di un metro circa per il cane libero, e tre metri circa per il cane al guinzaglio.
Il guinzaglio è una limitazione della libertà del cane, che sa di non poter fuggire: quindi si considera “a rischio” in un campo più ampio , e si mette sulla difensiva molto prima;

b) parlargli in tono tranquillo prima di entrare nella sua zona di sicurezza, ed esaminare le sue reazioni;

c) se la reazione è stata amichevole, abbassarsi e porgergli (sempre dal basso) la nostra mano da annusare. Se il cane ha manifestato timore (ed è legato) o aggressività, lasciarlo in pace.

d) dopo l’ispezione della nostra mano, se il cane è manifestamente amichevole, lo si può accarezzare e toccare. Evitare in tutti i casi di “stropicciarlo” per le guance, di fissarlo negli occhi, di fare gesti bruschi e improvvisi.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER REAZIONE DIFENSIVA:
Eliminare immediatamente lo stimolo che ha causato la reazione difensiva (per esempio, se abbiamo messo le mani addosso al padrone, toglierle rapidamente senza fare gesti bruschi).
Non urlare mai, né reagire attaccando il cane.
Arretrare lentamente di un passo o due,  senza  fissare il cane negli occhi (per lui è un gesto di sfida) ma guardando ostentatamente altrove.
Se abbiamo in mano oggetti che hanno spaventato il cane, poggiarli lentamente a terra e allontanarsi da essi, sempre con gesti calmi e pacati.

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2  –  IMPULSO PREDATORIO
Questa è stata la causa dell’aggressione dei due pit bull alla donna di Padova nel 2003, fatto che diede il via a tutta la campagna sui “cani pericolosi” e alle ordinanze demenziali che ne seguirono: purtroppo è anche la causa della stragrande maggioranza di morsi ai bambini.
Il cane è un predatore: quindi il suo istinto naturale lo spinge ad  inseguire e afferrare  tutto ciò che si comporta come  una preda.
Che cosa fa una preda? Scappa gridando.
Che cosa fa il cane di fronte a una persona che scappa gridando?
Parte all’inseguimento… a meno che non sia stato ben  socializzato da cucciolo e non sappia che gli esseri umani (e in particolare i bambini, che essendo di piccole dimensioni stimolano ancor più l’impulso predatorio) non sono prede.
Questa è la primissima lezione che ogni padrone di cane, di qualsiasi razza, dovrebbe impartire al cucciolo appunto socializzandolo, e cioè portandolo a conoscere il mondo, a vedere e annusare esseri umani di ogni dimensione, sesso, età e colore, bloccando sul nascere ogni cenno di atteggiamento predatorio.
Questo viene fatto da quasi tutti i proprietari di cani… esclusi quelli che vogliono il cane “cattivo”, magari perché intendono usarlo come cane da guardia.
Purtroppo è ancora molto diffusa la convinzione (sba-glia-tis-si-ma!!!) che il cane da guardia “non”  vada socializzato, “perché altrimenti poi fa le feste anche ai ladri”.
In realtà solo un cane ben socializzato impara a distinguere tra “buoni” e “cattivi”: quindi fa le feste ai buoni e morde i cattivi.
Un cane non socializzato (come i pit bull di cui sopra) considererà predatore o preda chiunque incontri al di fuori del microcosmo in cui è stato tenuto (giardino, cortile della ditta o simili), e reagirà in modo pavido o aggressivo a seconda del comportamento di chi incontra.
Crescere un cane in questo modo è PURA FOLLIA e crea cani potenzialmente pericolosissimi… a qualsiasi razza essi appartengano.
In tutti i casi: di fronte a un cane non bisogna MAI SCAPPARE, tantomeno urlando. E questo è un insegnamento fondamentale da impartire ai bambini fin da piccolissimi: intanto che gli insegniamo che non ci si butta in mezzo alla strada senza guardare, spieghiamo anche loro che non si scappa e non si strilla MAI, per nessun motivo, di fronte a un cane.

PREVENZIONE
Fin dai due mesi di età portare il cucciolo in luoghi in cui si trovino bambini, uomini, cani, gatti e altri animali. Fargli vedere motorini, biciclette, automobili.
Scoraggiare con un deciso “NO!” ogni tentativo di inseguimento.
Non permettere che nel cane si accumulino stress e frustrazioni da noia e inattività: il cane è un cacciatore e il suo istinto preme affinché l’esigenza di “inseguire e catturare” venga soddisfatta.
La soluzione è quella di farlo “giocare” alla caccia con palline, salsicciotti, stracci.

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COME EVITARE L’AGGRESSIONE:
Basta non scappare mai davanti a un cane!
Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi, per chi ha il terrore dei cani: ma il fatto è che non c’è alcun motivo valido per aver paura dei cani, né come “specie”, né come razza X o Y.
Il novantanove virgola nove per cento dei cani è assolutamente pacifico ed amichevole, a qualsiasi razza appartenga: per questo motivo il vero e proprio cinofobo (e cioè colui che non riesce a trattenere il panico non appena vede un cane) dovrebbe considerarsi affetto da una vera e propria patologia e curarla con l’aiuto di uno specialista, così come curerebbe qualsiasi altro disturbo psichico.

 

IMPORTANTISSIMO: qualsiasi sia il nostro atteggiamento nei confronti dei cani, cerchiamo di non creare mai bambini cinofobi. Essi, infatti, sono vere e proprie “vittime designate” dell’eventuale cane che dovesse aggredire per predazione, perché all’atteggiamento “da preda” uniscono le piccole dimensioni.
Come abbiamo già detto, non basta socializzare il cane con i bambini per evitare in assoluto ogni segno di predatorietà… perché possono succedere guai (anche se piccoli) anche per il semplice inseguimento ludico.

 

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER PREDAZIONE:
Fermarsi immediatamente (anche se siamo in moto o in bicicletta, se non siamo in grado di distanziare sicuramente il cane).
Assumere un atteggiamento tranquillo e sicuro di sé, ma non di sfida (non guardare il cane negli occhi).
Parlare al cane in tono pacato, rinforzando così l’idea che non siamo “prede” ma esseri umani.
Se possibile, distogliere la sua attenzione dalla nostra persona lanciandogli un oggetto (pezzo di legno, pietra) da rincorrere, facendo attenzione a non far pensare al cane che intendiamo tirarla “addosso” a lui: deve essere un invito al gioco, non un attacco.
Come reazione sostitutiva, probabilmente, lui sfogherà sull’oggetto il residuo impulso predatorio e l’eventuale stress accumulato.
Allontanarsi a passo lento e sicuro senza più guardare il cane: se siamo in moto o in bicicletta, portarli a mano per qualche passo.
Se non abbiamo oggetti a portata di mano può essere utile stendere un braccio come se volessimo indicare al cane una direzione lontana, e restare fermi così per qualche secondo prima di riabbassare lentamente il braccio e di allontanarsi.

MAI PICCHIARE IL CANE CHE CI INSEGUEQuesto innescherebbe una reazione di difesa. Se lui ci ha inseguito per gioco e noi reagiamo dandogli un calcio in faccia, lui penserà (del tutto legittimamente) che siamo noi gli esseri pericolosi: e si difenderà nell’unico modo che conosce. Mordendo. Aggiungiamo che il cane che insegue un uomo per predatorietà è felice ed eccitato: sta “giocando alla caccia”, uno dei giochi che ama di più.
Solo i cani non socializzati potrebbero inseguire una bicicletta o un bambino con vero intento “venatorio”: ma se questo è abbastanza frequente nel caso dei bambini, che un cane non abbia mai visto uomini adulti è quasi impossibile.
Quindi il cane, quasi sempre, parte per gioco: ma se ha inseguito un cinofobo che non riesce a mantenersi calmo e comincia ad urlare e sbracciarsi, nella mente del cane può scattare un nuovo meccanismo. Tutto questo, nella sua memoria atavica, gli fa pensare di aver catturato realmente una preda… e l’eccitazione arriverà alle stelle, invogliandolo a dare ancora qualche bel colpetto qua e là.
Ricordiamocelo sempre: quello che per il cane è semplicemente un gioco “scappato un po’ di mano” potrebbe al massimo fare un buchetto nella pelle di un altro cane. Ma può mandare una persona all’ospedale, con ferite anche gravi.

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3 – TERRITORIALITA’
Il cane – specie se maschio – è un animale territoriale: per lui è fondamentale difendere il proprio territorio da chiunque, perché in natura gli estranei al suo branco possono essere solo predatori o competitori alimentari e/o sessuali.
Su questo impulso, che fa parte del corredo genetico del cane, si basa il concetto stesso di “cane da guardia”.
Inutile dire che per non essere morsi da un cane da guardia basta evitare di entrare nel suo territorio se non si è accompagnati dal padrone.

PREVENZIONE:
Non si può parlare di “prevenzione” dell’aggressività territoriale in senso lato, perché sarebbe un controsenso: il cane da guardia è lì apposta per difendere le proprietà dei suoi umani. Si può impedire, però, che il cane “esageri”, difendendo per esempio territori che non appartengono al padrone, mentre il cane crede di sì: un esempio classico è il tratto di strada antistante la casa (vedi cani che abbaiano furiosi al transito di chicchessia su un marciapiedi pubblico).
In alcuni casi i cani considerano “loro proprietà” anche i giardinetti in cui vengono portati ogni giorno a correre e giocare.
La prevenzione di questi comportamenti esasperati può risparmiare anche problemi legali, visto che il cane da guardia non è autorizzato dalla legge a mordere (anzi, a volte ci sono problemi anche quando ha effettivamente morso un ladro).
In che cosa consiste questa prevenzione?
Ricordando che gli “sconfinatori” sono quasi esclusivamente maschi, la risposta è molto semplice: bisogna impedire al cane di marcare con l’urina territori che in realtà non gli competono.

COME EVITARE L’AGGRESSIONE:
Mai entrare da soli in una casa (o in un giardino) in cui vive un cane.
Lui non può sapere che siete amici del padrone, ma non è neanche sufficiente che siate amici “suoi”, ovvero che lo conosciate bene e da diverso tempo.
Un vero cane da guardia, in assenza dei proprietari, impedirà l’accesso a chiunque non faccia parte della sua famiglia.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER TERRITORIALITA’:
Semplicemente andarsene (senza correre, con atteggiamento pacato e sicuro): il cane non ci inseguirà fuori dal suo territorio.
Se questo accade è quasi sempre perché l’intruso si è messo a correre e/o a urlare, stimolando così l’impulso predatorio.
Se il cane ci avesse già morso, o comunque ci avesse precluso ogni possibile via di fuga, restiamo immobili: e se non abbiamo altra scelta, restiamo così fino all’arrivo del proprietario.

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4 – DOMINANZA
Questa è in assoluto la causa più frequente di incidenti “casalinghi”, ovvero di reazioni aggressive da parte del proprio cane (sono la maggioranza).
Il cane, quando arriva in famiglia, crede di trovarsi in un branco di suoi simili: e in ogni branco che si rispetti esiste una scala gerarchica. Per il cane il ruolo gerarchico è importantissimo, perché le gerarchie sono fondamentali per la sopravvivenza del branco in natura: chi sostiene che non esistano gerarchie, dominanza eccetera non ha mai visto interagire un gruppo di cani (oppure l’ha visto e non ci ha capito nulla).
Poiché al cane viene data una doppia impregnazione, sui suoi simili e anche sull’uomo, pur sapendo benissimo che non facciamo tutti parte della stessa specie lui ritiene che facciamo parte dello stesso gruppo sociale: quindi si comporta di conseguenza e intraprende rapporti gerarchici anche con l’uomo.
Ora pensiamo a un cane a cui si è sempre permesso di fare tutto ciò che voleva; a cui non si sono mai dati ordini, ma solo coccole; a cui si è permesso di mangiare prima di noi, di dormire nel nostro letto, di abbaiare a chi voleva, di giocare con qualsiasi oggetto.
Con questo comportamento noi l’abbiamo insignito (di solito fin da cucciolo) di un ruolo gerarchico elevatissimo: possiamo dire che l’abbiamo eletto nostro “capobranco”.
Lui si è quindi convinto che noi siamo i suoi sottoposti.

RICORDIAMOLO: il cane non è un bambino e non va trattato come tale (a parte il fatto che la troppa permissività è dannosa anche per i bambini): il cane, animale sociale e gerarchico, ha un bisogno vitale di essere guidato, indirizzato e corretto quando sbaglia. In altre parole, deve trovare nel padrone un’autorità indiscussa, simile a quella che in natura è rappresentata prima dalla madre e poi dal cane alpha.
Il cane lasciato a se stesso prende immancabilmente il posto di questa figura-guida, se non la trova, e comanda quindi su tutta la famiglia.
A questo punto è quasi inevitabile che prima o poi ringhi e/o morda per “correggere” qualsiasi suo “subordinato” che abbia fatto – dal suo punto di vista – qualcosa di sbagliato.
In realtà il cane, nella stragrande maggioranza dei casi, non morde con l’intenzione di mandarci all’ospedale: morde per dire “Ehi, non fare così!”, e morde con un’intensità tale da poter strappare al massimo un “CAIN!” a un suo simile.
Il cane NON SA che la pelle umana è molto più delicata di quella canina, e che si ferisce con un nonnulla: anche questa è una cosa che gli va insegnata.
Su dieci cani protagonisti di episodi di morsicatura, almeno otto sono stati “bambinizzati” e lasciati liberi di prendere il comando in famiglia.

PREVENZIONE
Instaurare una decisa e sicura leadership nei confronti del proprio cane, ovvero essere “dominanti”… il che NON è sinonimo di “essere violenti”.
Molte persone confondono i due termini, pensando che “imporsi” sul cane, essere “dominanti”, “instaurare una  leadership” significhi rapportarsi col cane a forza di urli, sberle e magari calcioni.
Ma questo non solo non è scorretto dal punto di vista morale ed etico: è anche inutile e controproducente.
“Dominante” non significa  (né per i cani, né per i lupi) “più forte fisicamente”: significa invece “sicuro di sé, intelligente, affidabile”. Il soggetto dominante deve apparire come una guida sicura a cui appoggiarsi, che non va messa mai in discussione perché viene rispettata a stimata e non certo perché “faccia paura”.

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COME EVITARE L’AGGRESSIONE
Le aggressioni da dominanza rivolte ai proprietari dei cani stessi si evitano solo prevenendo.
Per evitare di essere aggrediti da un cane estraneo dovremo evitare qualsiasi segnale di dominanza, che un cane estraneo potrebbe non gradire. Quindi non incombere fisicamente su di lui, non fissarlo negli occhi, non urlargli contro, non alzare le mani sulla sua testa e così via.
Sono tutti segnali che il cane interpreta come sfide alla propria posizione gerarchica: un cane docile e sottomesso potrebbe accettarli e mettersi a cuccia, un cane dominante potrebbe accettare la sfida e attaccare.
I due signori nella foto, convintissimi di coccolare il cane, in realtà hanno un atteggiamento dominante e minaccioso agli occhi del cane, nel cui sguardo si legge chiaramente una forte seccatura.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER DOMINANZA
Se abbiamo già sfidato il cane (estraneo) ottenendo una risposta aggressiva (ringhio), “ritiriamo” immediatamente  la sfida mandando segnali di sottomissione: abbassiamoci sulle ginocchia, guardiamo per terra, allontaniamoci lentamente.
Se ad attaccarci è stato il nostro cane, eliminiamo la causa del conflitto. Subito dopo, appena le acque si saranno calmate, cominciamo a ristabilire le gerarchie corrette, meglio se con l’aiuto di un professionista.

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5 – POSSESSIVITA’
Il cane a cui si è permesso di assumere una posizione dominante può mostrarsi iperpossessivo nei confronti dei “suoi” oggetti (giocattoli, ciotole, ma anche divani e poltrone a cui ha libero accesso) e in casi tutt’altro che rari anche verso le “sue” persone (quelle che lui ritiene “suoi sottoposti”, membri del suo branco che dipendono da lui).
Quindi può mordere chiunque osi toccare la sua pallina… o il suo umano (specie se è un “suo” bambino).
In questa categoria si può far rientrare anche l’atteggiamento protettivo nei confronti del cibo: anche se in realtàè assolutamente normale che l’animale difenda il proprio cibo e nessun umano dovrebbe mai essere tanto sciocco da fargli pensare che vuole rubarglielo.
“Non toccare il cane che mangia” lo dicevano anche i nostri bisnonni: è un vero peccato che la società moderna abbia dimenticato perfino le più elementari regole di convivenza col cane.

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PREVENZIONE:
Impedire che il cucciolo sviluppi iperpossessività nei confronti di cose e soprattutto persone: la prima parte risulta naturale a chiunque, mentre la seconda è più difficile perché, purtroppo, spesso ci sentiamo lusingati quando il cane è iperprotettivo verso di noi.
E’ abbastanza umano che questo atteggiamento ci faccia piacere: ci sentiamo amati e protetti e questo va a toccare punti sensibili del nostro animo.
Però dobbiamo ricordare che un cane di questo tipo è un cane problematico: e se la cosa ci lusinga abbiamo un doppio problema, perché non è sbagliato solo il cane. Siamo sbagliati anche noi!
Per quanto riguarda la possessività nei confronti degli oggetti, e in particolare quella rivolta al cibo, il cane di casa – fin da cucciolo – va condizionato a pensare che nessuno vuole rubargli nulla.
Quindi, quando gli diamo la ciotola, potremo lasciarlo mangiare per un po’ e poi avvicinare la mano alla ciotola con un altro boccone prelibato, che inseriremo al suo interno.
Il cucciolo deve convincersi che noi ci avviciniamo al suo cibo solo per dargliene ancora, non per sottrarglielo.
Per palline, divani, cucce eccetera vale lo stesso principio: facciamo sempre pensare al cucciolo che se gli togliamo qualcosa è solo per dargli qualcosa “di più e di meglio”.

COME EVITARE L’AGGRESSIONE
Dar retta al vecchio, buon proverbio: non toccare il can che mangia.
E neppure il cane (estraneo) che rosicchia l’osso, che gioca con la sua pallina o che è sdraiato sulla sua brandina.
IMPORTANTE: insegniamo sempre ai bambini a rispettare le proprietà del cane, e soprattutto il suo cibo.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER POSSESSIVITA’
Allontanarsi subito dall’oggetto (o dalla persona) che ha causato la reazione.

I morsi dovuti alle cause viste fin qui (e responsabili del 90% abbondante dei casi di cronaca) sono TUTTI evitabili con una corretta educazione del cucciolo e con un comportamento corretto nei confronti dei cani estranei.
Se abbiamo un cane e non sappiamo da che parte cominciare a educarlo, leggiamo qualche buon libro, parliamo con l’allevatore, rivolgiamoci a un professionista che possa insegnarci.
Non improvvisiamo, perché è rischioso.
Nessuno si mette a guidare una macchina senza aver preso prima la patente: e nessuno dovrebbe mai mettersi a educare un cane senza conoscere almeno le basi elementari di etologia e  psicologia canina.
Se tutti i padroni fossero informati, gli episodi di mordacità sarebbero di entità assolutamente irrilevante.
Purtroppo la cultura cinofila in Italia è prossima allo zero assoluto… e i risultati sono quelli che vediamo.

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“RAZZE PERICOLOSE”? NON CREDETE A QUELLO CHE VI RACCONTANO I GIORNALI!Non c’entra niente il fatto che un cane sia stato selezionato per i combattimenti o per la caccia in tana: le cause che possono spingerlo a mordere sono sempre le stesse, e le probabilità di essere morsi sono “quasi” le stesse con qualsiasi razza.
Sono leggermente più basse solo quando parliamo di razze in cui l’aggressività interspecifica è stata appositamente abbassata con una lunga ed accurata selezione: è il caso dei cani da compagnia… e, guarda caso, proprio dei cani da combattimento, i cui proprietari dovevano poter interagire con loro anche durante le lotte stesse. Per questo l’aggressività verso l’uomo è stata fortemente inibita in queste razze.
In ogni caso parliamo sempre e solo di cani selezionati: e “selezione” significa studio delle linee di sangue, accoppiamenti mirati, controllo delle patologie ereditarie. Significa tutto quello che fanno i migliori allevatori, e che NON fanno i privati che sfornano cuccioli senza la minima conoscenza genetica… e a volte neanche cinofila.
Pit bull o Labrador che siano, i cani selezionati con competenza (se educati e allevati con altrettanta competenza) non morderanno MAI.
E infatti questi cani diventano sempre splendidi compagni di vita e lavoratori eccezionali, come dimostrano i mille labrador e i mille pit bull da pet therapy, da protezione civile, da caccia o da compagnia.
I cani allevati, e poi educati, senza alcuna cognizione sono tutti potenzialmente pericolosi: lo dimostra il fatto che il Labrador,  cane di moda, è in testa alla classifica dei cani morsicatori in diverse città italiane. L’unica differenza rispetto al pit bull è che lui – non facendo “notizia” – non finisce in prima pagina.
Ma il gioco non è questo!
Non ha alcun senso creare una lavagna virtuale su cui segnare “cani buoni” e “cani cattivi”, non c’è alcuna logica nel difendere il pit bull  screditando il labrador o nel ricordare che il pastore tedesco morde più del rottweiler.
Le soluzioni stanno nell’informazione corretta e nella responsabilizzazione legale dei proprietari, che si potrebbe ottenere soprattutto in due modi:
a) con un’anagrafe canina funzionante a livello nazionale;
b) con l’inserimento del cane nello stato di famiglia, alla stessa stregua (giuridica) di un minore: ovvero, il proprietario risponde appieno, civilmente e penalmente, di tutto ciò che combina il suo cane.

 

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CHE FARE SE SI ASSISTE ALL’AGGRESSIONE DI UN CANE VERSO UN ALTRO CANE O VERSO UNA PERSONA

Leggete attentamente questo paragrafo, vi prego: specie la parte che riguarda le persone. Infatti, in moltissimi casi, l’intervento di  estranei ha peggiorato la situazione anziché migliorarla.
E il dramma è che non se ne è accorto nessuno!
Un bambino aggredito tempo fa da un pit bull a Milano (caso che ha suscitato grande scalpore) venne – secondo i giornali – “salvato” dall’intervento di un giovane che cominciò a tempestare il cane di calci, pugni e bastonate.
In realtà l’intervento dell’ “eroe” di turno – osannato dai media per il suo coraggio, senza che nessuno facesse alcun cenno ai gravissimi errori che ha commesso –  innescò nel cane:
a) un meccanismo di competitività: “mi picchi perché sto tenendo in bocca la mia preda, quindi vuoi portarmela via, QUINDI IO STRINGO PIU’ FORTE”;
b) una normalissima reazione fisiologica, che interessa anche gli umani: se voi sentite male, cosa fate? Stringete i denti. E il cane fa lo stesso.
Senza alcun dubbio l’intervento del ragazzo (pieno di buon volontà e di coraggio, ma sprovvisto di qualsiasi cultura cinofila) fece sì che il bambino venisse morso con molta più decisione e violenza di quanto non sarebbe accaduto senza il suo intervento.
Vediamo invece, nel dettaglio, quali sono le mosse giuste da fare.

1 –   Se la rissa scoppia tra due cani di taglia più o meno equivalente, “non” mettere le mani in mezzo per nessun motivo.
C’è tempo per pensare, è difficilissimo che succeda qualcosa di grave: ricordate che potrebbe anche NON trattarsi di una vera rissa, ma di una semplice “discussione gerarchica”, tutto fumo e pochissimo arrosto. Quindi CALMA innanzitutto.
Se potete contare sull’aiuto di un’altra persona, sollevate contemporaneamente i due cani per la coda (o per l’addome, se la coda fosse amputata), in modo che i posteriori non tocchino più terra.
Questa manovra funziona nell’ottanta per cento dei casi perché il cane, non trovandosi più una base di appoggio, non se la sente di continuare a lottare.
Se non sono presenti i proprietari dei cani, o se ce n’è uno solo e non è possibile attuare la tecnica del sollevamento, una  soluzione può essere quella di “annaffiare” i cani, se c’è acqua a disposizione: un bagno improvviso solitamente spegne (letteralmente) anche gli animi più accesi.

2 – Se uno dei cani è sensibilmente più piccolo dell’altro, o se si tratta di una persona, bisogna intervenire immediatamente, o si rischiano conseguenze serie.
Ma NON bisogna mai picchiare mai il cane che ha aggredito, perché questo aumenterebbe la sua aggressività: a seconda del tipo di cane esso potrebbe stringere più forte, oppure girarsi e cercare di mordere voi.
L’acqua è indicata anche in questo caso.
Se non c’è acqua a disposizione bisogna valutare il tipo di cane e agire di conseguenza (vedi box).

DIVERSI TIPI DI CANE, DIVERSI INTERVENTIMolossoidi e terrier di tipo bull afferrano e mantengono la presa in un unico punto, ed è difficile che la mollino per rivoltarsi contro le persone intervenute. Quindi la soluzione giusta è quella di inserire una leva (bastone, cuneo, qualsiasi cosa troviate a disposizione) tra le fauci del cane, con molta calma e senza fargli pensare che vogliate “aggredirlo” o fargli del male.
Parlategli dolcemente, provate a dirgli “lascia” o “sputa”, o qualsiasi altra parola che pensate possa essere un comando a lui noto e teso a fargli aprire la bocca: poi fate leva in modo da aprirgli le mascelle e da liberare la vittima (cane o persona) dalla presa.
Se avete qualcosa di commestibile a portata di mano, subito dopo porgetelo al cane “attaccante” come premio (e per distrarlo dall’avversario).
Se la vittima è una persona, dovrà allontanarsi rapidamente ma senza correre.
Se è un cane occorre che qualcuno lo porti via, per evitare che torni a cercare la rissa (caso tutt’altro che improbabile con piccoli cani coraggiosi… e kamikaze).

Cani di tipo lupoide e braccoide, bassotti e terrier (non di tipo bull) mordono in più punti, spesso “istericamente” e senza badare molto a dove azzannano: è molto, ma molto rischioso mettersi in mezzo.
Per prima cosa, quindi, usate il cellulare per chiedere un immediato intervento delle forze dell’ordine. Dopodiché, se la rissa è tra due cani, conviene sperare che più piccolo desista dalla lotta, nel qual caso l’altro dovrebbe lasciarlo perdere.
Purtroppo alcuni piccoli cani (soprattutto terrier e bassotti) non sono affatto disposti a sottomettersi a un avversario più forte: preferiscono morire piuttosto che cedere.
Se vi rendete conto che il caso è proprio questo e che il cane più grande sta “davvero” uccidendo il vostro, o se l’aggredito è una persona e non un cane, provate a sollevare per la coda o per il posteriore il cane più grande (ma NON mettete a portata di denti il vostro viso e mollate immediatamente la presa se il cane accenna a rigirarsi verso di voi).
Il cane che ha aggredito dovrebbe mollare la presa almeno per un tempo che consente alla vittima di liberarsi e fuggire. Se questa manovra non funziona, solo se è inverno e se indossate qualcosa di molto pesante (giaccone, cappotto) potrete usarlo per coprirvi le mani e poi infilarle in bocca al cane, aprendogli le fauci.
In ogni altro caso, purtroppo, rischiate di essere morsi seriamente: sta a voi sapere a quale grado di eroismo siete disposti ad arrivare… ma ricordate che l’UNICA cosa giusta da fare è cercare di aprire la bocca al cane, e POI staccarlo dalla vittima. Se non volete essere voi i veri responsabili di una tragedia laddove poteva esserci solo una leggera ferita, ricordate bene queste parole: NON PICCHIATE IL CANE.

AGGRESSIONI DA PARTE DI CANI LIBERI E/O RANDAGI

randagiPREVENZIONE
Ovviamente non ne esiste alcuna da parte del singolo cittadino. “Dovrebbe” invece esistere da parte dello Stato e dei vari Comuni, che dovrebbero preoccuparsi di non lasciar vagabondare i cani (buoni o cattivi che siano) e penalizzare severamente i padroni che non custodiscono i loro cani.

COME EVITARE L’AGGRESSIONE
Evitare tutti gli errori già esaminati sopra: i cani randagi, anche quando sono in branco, difficilmente attaccano l’uomo… a meno che questi non faccia qualcosa per scatenarne l’aggressività (solitamente gli attacchi scattano per territorialità o per autodifesa)
Se si viene avvicinati da uno o più cani randagi non cercare mai di scacciarli, ma allontanarsi con passo calmo e deciso (il cane riconosce l’insicurezza) e andare subito a telefonare ai vigili urbani o all’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) locale, segnalando la presenza degli animali… e sperando che trovino il tempo e/o la voglia di intervenire.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO
Se ci rendiamo conto che la causa dell’attacco è uno dei comportamenti errati visti sopra, per prima cosa dovremo eliminare la causa.
Bisognerà far capire al/ai cane/i che NON si è in competizione con loro, NON si intende invadere il loro territorio, NON si ha intenzione di rubare loro il cibo.
Quindi è bene assumere un atteggiamento di “sottomissione” canina (farsi piccoli, piegandosi sulle ginocchia, distogliere lo sguardo, non fare gesti con le mani ma tenerle lungo i fianchi) e inviare i segnali di pacificazione descritti sopra.
Nel contempo bisogna sempre allontanarsi lentamente dalla zona che il/i cane/i potrebbero considerare come loro territorio.
Attenzione agli incontri con eventuali coppie o piccoli branchi di cani, perché i soggetti si danno sicurezza l’un l’altro e sono solitamente uniti da forti legami di solidarietà: quindi un eventuale calcio o bastonata ad uno di loro potrebbe scatenare l’aggressività dell’intero gruppo.
Il fatto che gli esseri umani spesso non siano altrettanto uniti e solidali tra loro non significa che il torto stia dalla parte dei cani.

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  1. vale scrive:

    Grazie per averlo detto:-) :-) :-) !!!